Sono passati vent’anni da quando ho scoperto EFT negli USA e ho iniziato a diffonderla in Italia. Ho dedicato una significativa porzione della mia vita allo studio, alla pratica e alla divulgazione di questa metodica, perciò giunti a questo punto intendo esporre alcuni punti e trarre conclusioni che potrebbero interessare sia il profano che l’addetto ai lavori. 

Innanzi tutto ritengo sia una buona idea definire EFT (Emotional Freedom Techniques): si tratta della più conosciuta tra le cosiddette “Tecniche Energetiche”, un insieme di metodi che agiscono sulle energie sottili dell’essere umano per generare un nuovo e più sano equilibrio. Una delle caratteristiche più interessanti di EFT è la capacità di auto-regolazione, andando a togliere laddove vi sia eccesso, e ad aggiungere in caso di difetto. Questo significa che il metodo, in sé, è in grado di favorire un cambiamento in linea con le caratteristiche interiori del praticante, ovvero con tutto ciò che compone il suo essere così com’è. Il metodo è alquanto rispettoso del “punto di partenza” del soggetto, tanto che possiamo affermare che esistano altrettante “versioni” di EFT quanti sono gli individui che la praticano. Anche se il metodo prevede di utilizzare parole o frasi predeterminate, il significato di esse varia, seppur leggermente, da persona a persona. Per questo ogni “giro” di EFT è unico, ed è “su misura” del praticante.
L’auto-regolazione favorita da EFT (e nella fattispecie da EFT-i, la versione “italiana” del metodo) agisce su più livelli:
energetico, poiché attraverso la stimolazione di punti sui Meridiani migliora la circolazione dell’energia vitale, detta “Chi”;
mentale, grazie all’aggiornamento delle rappresentazioni interne, veri e propri “mattoni” che costituiscono il mondo interiore di un individuo;
emotivo, poiché trasformando le rappresentazioni è inevitabile modulare in maniera più efficace le proprie risposte emozionali;
fisiologico, con cambiamenti talvolta repentini e quasi inspiegabili, talaltra graduali ma sempre difficili da spiegare senza un paradigma “energetico” di riferimento.

L’auto-regolazione, ovvero la capacità di trovare nuove e più efficaci modalità di risposta sia agli stimoli dell’ambiente (esogeni) che a quelli interiori (endogeni), va di pari passo con la capacità di lasciar andare vecchi schemi così da poter fare propri altri e più funzionali modelli. In questo EFT-i risulta di grande aiuto, poiché è incentrata sul cambiamento (panta rei) come principale strategia. Dopo un ventennio di pratica lo posso affermare tranquillamente: la paura più grande della maggior parte degli individui è il cambiamento, anche se desiderato o bramato. Cambiare significa uscire dai confortanti binari del conosciuto per esplorare nuovi punti di vista, diversi modi di pensare, sentire e vivere, in generale significa abbandonare la vita automatica (gestita in massima parte da meccanismi interiori e abitudini) per passare ad una vita più consapevole. Praticare (davvero) EFT-i porta a nuove forme di rappresentazioni interne che conducono a pensare altrimenti, chiave per un cambiamento reale e profondo. Possiamo vedere EFT in generale, ed in particolare EFT-i per le sue caratteristiche specifiche, come uno strumento di cambiamento consapevole, con tutte le gioie ma anche le difficoltà che esso comporta.

 
Nella visione di EFT integrata si persegue il cambiamento non come vezzo o bisogno della personalità, quanto piuttosto come direzione di vita o, in altre parole, destino. In questo ambito ho riscontrato una grande diversità tra l’utilizzo del metodo per risolvere o attenuare un disagio e quello focalizzato sulla trasformazione interiore, sul creare un “nuovo sé”. Pleonastico dire che al secondo gruppo aderiscono numeri decisamente inferiori, dato che la raffinazione di sé è un processo alchemico che richiede sforzo, impegno e dedizione. Questo non toglie che, talvolta, chi si sia avvicinato ad EFT-i per risolvere un problema (una paura, un blocco) non vi scopra uno strumento per condurre la propria vita in maniera più consapevole. Il richiamo delle vette sa anche essere suadente, oltre che imperativo.
La pratica quotidiana di EFT-i, anche per pochi minuti al giorno ma sulle tematiche “giuste”, permette un reale aggiornamento dei codici interiori, chiave per una consapevolezza attiva.


Vent’anni di EFT, e dodici di EFT-i, mi hanno portato a comprendere il motivo dell’enorme successo che il metodo ha avuto in tutto il mondo. Quando attiviamo i punti sui Meridiani e contemporaneamente portiamo la nostra attenzione ad un campo-pensiero, muoviamo le nostre energie interiori rispetto a quest’ultimo, generando un aggiornamento della rappresentazione interna. Questa trasformazione avviene a livello di pensiero, di sub-modalità (visiva, auditiva, cenestesica) e di conseguenza attiva cambiamenti anche nelle emozioni, nelle percezioni e nelle azioni. Lo chiamo “effetto-cascata” e procede dall’infinitamente piccolo (energia vitale, Chi) al grande (pensieri, rappresentazioni, fino all’aspetto fisiologico).
La metodica, conosciuta anche con il termine di “tapping”, diventa una risorsa sempre disponibile, sia per un lavoro interiore che per situazioni di emergenza. L’importante, come per tutte le cose, è apprenderla in modo approfondito e ricordarsi di praticarla, facendola diventare una buona abitudine.

 
In questi vent’anni ho anche potuto osservare come la tecnica in sé, su un individuo con una consapevolezza ridotta (sia che ne sia cosciente, sia che si creda “risvegliato” e magari superiore alla media) abbia un raggio d’azione limitato e con poche possibilità di espansione. E chi, nella propria vita, non ha mai vissuto (almeno) un periodo di consapevolezza ridotta? Chi non si è trovato ad essere irretito da schemi, programmi e convinzioni che ne limitavano non solo le possibilità di reale cambiamento, ma anche di analisi di sé?
Ecco perché, se EFT-i è un validissimo strumento di auto-regolazione, è altrettanto vero che in certe situazioni esprime il suo meglio se utilizzata nell’ambito della relazione d’aiuto o del cambiamento guidato. Talvolta uno sguardo esterno (ed esperto) arriva dove da soli non si riesce a giungere. 

Non tutti, e comunque non sempre, si è in grado di varcare da soli il proprio Rubicone. 

Per questo è sì importante praticare in modo (quasi) quotidiano, così da renderla una sana abitudine e addivenire spesso a traguardi eclatanti, e al contempo acuire la capacità di comprendere quando sia il caso di farsi guidare nella pratica di EFT-i, così da velocizzare e massimizzare i risultati. Peraltro, anche in un contesto di pratica guidata, rimane di vitale importanza l’esecuzione quotidiana del metodo sui temi emersi (credenze, schemi mentali, manifestazioni somatiche) così da alleggerirne progressivamente il carico e l’impatto. Da questo punto di vista, nessun “giro” di EFT-i è inutile, poiché ci avvicina un pochino di più al traguardo.
Per concludere, non perché siano terminati gli spunti di riflessione ma per mera opportunità di spazio, questi primi vent’anni di EFT-ITALIA mi hanno insegnato che c’è un solo ed unico modo per non ottenere benefici da questa straordinaria metodica: smettere di praticarla.
Invece, una sua integrazione nella vita quotidiana, anche associandola a situazioni ripetute e previste (il bagno al mattino, le pause durante il lavoro, la sera prima di addormentarsi) permettono ad EFT-i di esprimere i suoi potenziali di trasformazione interiore.