TUTTI I NODI VENGONO AL PETTINE…ANCHE QUELLI ENERGETICI

Esperienza di lavoro con EFT- integrata insieme ad un’adolescente che “non sa cosa farsene della sua vita”.

PREMESSA

Mi chiamo Iulia Vassalli, e da più di vent’anni sono un’insegnante di lettere e lingue presso le scuole medie e professionali. Lavoro quindi da molto tempo a contatto con adolescenti.

Mi sono recentemente formata come life e teen coach e anche come ipnotista. Ho sentito l’esigenza di sviluppare le mie conoscenze nel campo della relazione d’aiuto, perché ho notato sempre più spesso che i giovani si sentono persi, impauriti, demotivati, stressati e soli nel mondo della scuola.

Come docente, durante le lezioni, non c’è sufficiente tempo, né ci sono le condizioni ideali, per poter davvero ascoltare e dialogare in modo da essere di supporto ai ragazzi nelle loro difficoltà più intime: ho quindi avuto desiderio di poter lavorare con loro anche al di fuori delle aule, proprio a servizio di un rapporto più sereno e costruttivo con il “mondo scuola”.

In particolare, quindi, mi dedico a tutte le tematiche e le problematiche che hanno a che fare con il rapporto e il vissuto dei ragazzi con il contesto della formazione: le sfide dello studio e la performance scolastica, le relazioni con docenti e compagni, la percezione e l’immagine di sé, la consapevolezza delle proprie reazioni, parole e pensieri, il senso di autoefficacia e competenza, l’attivazione di risorse e lo sviluppo di potenziale, l’individuazione degli obiettivi futuri, la visione del futuro formativo e professionale, il riconoscimento delle proprie capacità e talenti.

Nello specifico mi occupo di trattare: insicurezza e irrequietezza, senso di incapacità e inadeguatezza, ansia da prestazione e paura nell’esporsi/esprimersi, demotivazione e scoraggiamento, disagio nella comunicazione e nella socializzazione, disorganizzazione e deconcentrazione, stress dovuto al carico di studio e alla pressione di verifiche/esami, poca memoria e difficoltà di apprendimento, mancanza di fiducia in sé, timore del giudizio, senso di esclusione/rifiuto.

Aggiungere alle mie competenze anche le tecniche energetiche mi permette – attraverso l’esplorazione e l’elaborazione delle rappresentazioni, percezioni e fantasie – di poter dialogare con gli adolescenti in maniera più profonda e autentica, di comprenderli, accompagnarli e guidarli in un viaggio alla scoperta di se stessi, un viaggio che poi potranno continuare da soli.

Nel corso della formazione in EFT-i ho sviluppato le mie competenze sia di praticante sia di operatrice, ottenendo risultati significativi: in concreto, grazie all’applicazione costante e consapevole di EFT-i mi è stato possibile prendere consapevolezza di alcune mie reazioni automatiche, sia emotive sia comportamentali, in modo da ridurre notevolmente il loro impatto nel mio quotidiano; inoltre, la qualità della mia comunicazione e la mia capacità empatica sono migliorate, così come si è palesata una maggiore tranquillità interiore.

IL CASO

Nicole è una ragazza di 17 anni che ha terminato la scuola dell’obbligo senza particolari difficoltà né entusiasmo. Nei tre anni seguenti, ha cominciato e abbandonato tre scuole diverse senza riuscire a trovare quella giusta per lei.

Arriva da me dicendo che “non sa cosa farsene della sua vita”: ogni volta che sceglie una formazione, per la quale ha superato l’esame di ammissione, dopo pochi mesi di successi scolastici, non solo perde l’entusiasmo, ma anche le forze. Si sente mentalmente e fisicamente svuotata, è come se “qualcosa all’improvviso la paralizza e le taglia le gambe”. Non riesce più ad andare avanti, e ogni volta che si sforza di continuare la scuola, si sente sempre peggio, al punto da avere delle reazioni sia a livello fisico che emotivo, quali nausea, estrema stanchezza, capogiri, fino ad attacchi di panico con tachicardia e sensazione di soffocamento.

Nicole è scoraggiata, demotivata, e arrabbiata con se stessa perché intuisce che si sta boicottando da sola. È triste e si sente in colpa, perché vede che i suoi genitori sono delusi e preoccupati per questa situazione.

INTRODUZIONE ALLA TECNICA EFT- i (4 aprile 2024)

Nicole ha frequentato negli ultimi anni una psicologa e una coach: non aveva però mai sentito parlare delle tecniche energetiche. È stata quindi necessaria un’introduzione per farle capire di che cosa si trattasse.

Le ho quindi illustrato che cosa è il sistema energetico nel corpo umano, ovvero un complesso intreccio di vie energetiche – i Meridiani – che sono in costante relazione con cellule, organi, pensieri ed emozioni.

Le ho spiegato che questi “fiumi sotterranei di energia” ogni pochi centimetri emergono in superficie a livello epidermico, e che attraverso la stimolazione di questi punti è possibile ripristinare la corretta circolazione dell’energia nel sistema energetico, influenzandolo in modo benefico e cambiando le riposte a livello cellulare, organico, mentale, emotivo e comportamentale.

Abbiamo parlato di come e perché si possono presentare delle perturbazioni del flusso energetico: ho introdotto quindi il concetto di “nodi energetici”, spiegandole che si tratta di blocchi di energia dovuti a reazioni interne rispetto a situazioni, vissute o immaginate, che sono state percepite come “troppo per noi”, a causa delle nostre condizioni e risorse fisiche e psichiche del momento.

Le ho chiarito che i “nodi energetici” catturano e trattengono energia, e si formano ogni volta che un evento - con il suo corredo di fantasie, pensieri e credenze - non ha trovato piena comprensione e adeguata espressione, e si è quindi “impresso” in noi a livello subconscio, lasciando delle “memorie/tracce energetiche” all’interno del sistema energetico, che provocano sintomi fisici, mentali, comportamentali ed emotivi.

Le ho introdotto brevemente la teoria polivagale, con lo scopo di farle capire come questi sintomi causati dai nodi energetici si possono manifestare in due modi: come eccesso e cronicizzazione di simpaticotonia (stato di allarme, reazioni di attacco o fuga) oppure di risposta dorso-vagale (reazioni di autospegnimento e immobilizzazione).

È stato importante sottolineare come queste cosiddette “reazioni eccessive” non sono da giudicare come “sbagliate”, ma sono ciò che il sistema psicoemotivo ha messo in atto come risposta più efficace disponibile in un dato momento e in un evento specifico: questa risposta è poi stata memorizzata e automatizzata, diventando così cronica. Si tratta quindi di aggiornare le risposte interne, in modo che la persona possa adattarle al meglio alle situazioni e modularle in modo efficace.

Nicole ha dunque compreso che questo è ciò che viene fatto attraverso la pratica di EFT integrata: individuare i nodi energetici e scioglierli, in modo da tonificare e aggiornare il sistema stesso. Questo viene fatto attraverso la stimolazione di alcuni punti specifici, che le ho mostrato, in varie possibili modalità, che sono il picchiettamento, il massaggio o la leggera pressione/tenuta.

“Tutti i nodi vengono al pettine di EFT-i quindi”, mi ha detto lei ridendo.

Da quel momento ho capito che potevano iniziare con le sessioni.

Ho svolto con Nicole 5 sessioni: una a settimana in presenza (ad eccezione dell’ultima svolta online), incorniciate da due colloqui in videochiamata, il primo introduttivo per presentarsi e conoscere la tecnica, il secondo come follow-up

 
SESSIONE 1 - ”La porta chiusa.” (6 aprile 2024)

Chiedo a Nicole: “Che cosa ti impedisce di andare a scuola?”
Lei mi dice: “La porta”
Continuo: “In che senso?”
Lei spiega: “Odio le porte della scuola, odio vederle la mattina, odio vederle chiuse, odio oltrepassarle. Ad un certo punto, arriva un giorno che non riesco più a passare la porta, mi giro e me ne vado.”
Indago: “Immagina di essere di fronte a quella porta. Cosa ti impedisce di oltrepassarla? Una sensazione? Un’emozione? Un pensiero?”
Lei mi dice: “Oltrepassare quella porta mi angoscia: ho il terrore di venire risucchiata.”

Partiamo subito con EFT-i sulle paure :

• iniziamo dalla fantasia appena espressa. Chiedo a Nicole qual è la cosa peggiore che può succedere se viene risucchiata dalla porta, e lei mi dice che può restare dentro, restare bloccata, “restare per sempre intrappolata”.
• le chiedo quanto sente forte questa paura/fantasia e lei la valuta 7.
• cominciamo con la preparazione: “Anche se ho il terrore di venire risucchiata da quella porta, mi amo e mi accetto completamente e profondamente”. Proseguiamo con le sequenze: “oltrepassare quella porta mi angoscia”, “ho paura di restare bloccata”, “temo di restare per sempre intrappolata dietro quella porta”
• chiedo a Nicole cosa emerge, e lei mi dice si rende conto che è un pensiero assurdo, ma che comunque odia le porte. La sua valutazione ora è 5.

Andiamo alla ricerca di probabili episodi del passato: chiedo a Nicole se le è già successo di restare effettivamente bloccata dietro una porta, e lei mi racconta di quella volta di quando era agli scout, e avevano chiuso a chiave per sbaglio la porta della dispensa in cui lei era stata mandata da un responsabile a prendere il riso.

• decido di elaborare questo avvenimento attraverso la tecnica del film.
• chiedo a Nicole di ripercorrere mentalmente quell’episodio specifico, partendo da un punto di inizio nel quale tutto va bene, per poi terminare nel momento in cui il peggio è passato, e l’evento si è concluso. La valutazione dell’intensità emotiva attuale è 4.
• poiché il livello di emotività è contenuto, opto per un lavoro sui crescendo, sottoponendo a Nicole le seguenti domande: “Che cosa di questo evento ti dà in assoluto più fastidio? Qualcosa che vedi, senti o percepisci?”
• vado avanti, aspetto dopo aspetto, fino a che la carica del film è annullata. Gli aspetti di maggior rilievo sono: la poca luce; l’odore di muffa del muro; l’umidità mista ad un senso di freddo.
• svolgiamo anche alcune verifiche, infatti chiedo a Nicole di esasperare alcuni aspetti: rendere la stanza più buia, più pungente l’odore di muffa, più intensa l’umidità e più intenso il freddo. Su quest’ultimo aspetto è stato necessario un ulteriore giro. Il percepito finale è 0.

A questo punto, dopo aver elaborato questo evento, verifico se c’è se c’è un avvenimento più lontano ancora nel tempo, che potrebbe essere il primo episodio (magari anche più intenso). Mentre Nicole chiude gli occhi e massaggia le dita le chiedo: quando è stata la prima volta che sei rimasta chiusa dietro una porta?

• Nicole ricorda di un viaggio fatto quando lei era bambina di circa sei anni: una fermata in autogrill; il bisogno urgente di fare pipì; lei che scappa via verso i gabinetti e la mamma che grida “Aspetta!”; il precipitarsi nel primo spazio libero, chiudere la porta e fare pipì finalmente. Poi, la porta bloccata: sembra impossibile da aprire. Lei chiama la mamma, mentre strattona la porta, che dopo un po’ si apre di colpo e le colpisce il naso, che inizia a sanguinare copiosamente. La mamma che la sgrida dicendo: “Ti ho detto di non scappare via, non puoi fare di testa tua, guarda adesso cosa hai fatto!”
• poiché il percepito emotivo è 8 e il racconto della vista del sangue sembra essere ancora molto vivo e disturbante, decido di effettuare un 9 gamma proprio su questo aspetto, il quale infatti perde di potenza – come l’intero evento che scende a 5 – in seguito alla procedura
• diamo quindi un titolo all’evento “L’autogrill” e procediamo con alcuni giri di EFT, in particolare su aspetti disturbanti come la frase della mamma e l’emozione di rabbia per non sentirsi capita. Nicole dice che avrebbe solamente voluto essere abbracciata, consolata per lo spavento e rassicurata a proposito della fuoriuscita di sangue.
• La percezione emotiva dell’evento “L’Autogrill” scende a 2

Torno ora alla paura / fantasia di rimanere bloccata e intrappolata dietro una porta, e le chiedo – in particolare – di ripensare alla porta della scuola di cui abbiamo parlato ad inizio sessione. Nicole riferisce un percepito al livello 3.

• procedo con la “strategia frammenti”: “Anche se nel mio spazio di percezione c’è traccia della paura di rimanere bloccata dietro una porta, libero l’energia che la mantiene e la guido nel mio centro”, proseguendo con “Anche se gli eventi del passato in cui sono rimasta bloccata dietro una porta sono stati troppo forti e ci ho lasciato una parte di me, la recupero e la guido nel mio centro”, con il relativo giro
• aggiungo poi subito la strategia “la verità”: “Anche se è capitato che sono rimasta chiusa dietro una porta, e mi sono spaventata e arrabbiata tanto, la verità è che sono poi sempre uscita e che sono sana e salva”, con il relativo giro.
• Nicole riferisce un grande senso di sollievo, e ad un certo punto le scappa da ridere. Entrambi i percepiti (Autogrill e porta di scuola) sono scesi a zero.

Passiamo all’armonizzazione: “Armonizzo tutti i miei sistemi ai cambiamenti in corso” da ripetere tre volte focalizzando sulle percezioni elaborate e cambiate.

Esercizio per la prossima volta: massaggiare le dita ogni volta che sente un qualunque disagio fisico, emotivo o mentale, e annotarsi i cambiamenti.

SESSIONE 2 - ”Lo scudo triste…” (13 aprile 2024)

Dopo aver accolto Nicole - e aver per prima cosa brevemente sentito il resoconto di come è andato lo svolgimento del compito assegnato - le chiedo di chiudere gli occhi, pensare alla sua situazione, e di “ascoltare” quale parte del suo corpo “si fa sentire”.

Mi dice immediatamente che fa fatica a respirare.

Partiamo allora con EFT-i sul respiro:

• le faccio misurare quanto sente il respiro limitato da 0 a 10, spiegandole che 0 significa “apnea” e che 10 significa “respiro ampio e pieno”
• la sua valutazione è 3
• partiamo subito con la preparazione sul punto Karate usando la strategia Panta Rei: “Anche se c’è qualcosa che blocca il mio respiro … tutto questo può cambiare e il cambiamento inizia da me”
• la guido poi in un paio di giri accompagnandoli con le seguenti frasi: “Qualcosa limita il mio respiro”, “Tutto ciò che blocca il mio respiro”, “Il mio respiro è poco fluido”, “Il mio respiro è faticoso”, e aggiungendo anche tre frasi spontaneamente suggerite da lei “Non c’è abbastanza spazio per respirare”, “Il mio respiro fa attrito”, “Questo respiro che non funziona bene”
• dopo i due giri, le chiedo fare di nuovo la misurazione e la sua valutazione è 4
• svolgiamo altri due giri, e di seguito la sua valutazione è 6
• le chiedo quindi di chiudere gli occhi, di massaggiare le dita (come da me mostrato) e di chiedere al suo corpo: “Cosa limita il mio respiro?”
• mi dice immediatamente che sente un peso sullo sterno, “Come se lo sterno non volesse lasciarmi lo spazio per respirare”

Decido allora di lavorare con SET sui sintomi fisici:

• le faccio misurare la sensazione sullo sterno da 0 a 10, spiegandole che 0 significa “sensazione assente” e che 10 significa “sensazione che mi schiaccia al punto da non respirare più”
• la sua valutazione è 5
• la chiedo subito, prima della preparazione, di dirmi (mentre massaggia le dita): se questo peso sullo sterno avesse una forma e un colore, quali sarebbero?
• mi risponde che si tratta di “uno scudo grigio, fatto di metallo”
• partiamo con la preparazione: “Anche se c’è questo scudo grigio fatto di metallo che schiaccia il mio sterno al punto di non respirare più, so che tutto questo può cambiare, e il cambiamento inizia da me.”
• la guido in due giri di SET, ricordandole regolarmente di rimanere focalizzata sullo scudo grigio
• la nuova misurazione è 4, e mi dice che è come se lo scudo fosse diventato più sottile
• le chiedo cosa attira la sua attenzione in questo momento e mi dice che lo scudo si sente “mega triste”
• ripartiamo quindi con “Anche se sento questo scudo grigio mega triste che schiaccia il mio sterno, so che tutto questo può cambiare, e il cambiamento inizia da me.”
• la guido in due giri di SET, ricordandole regolarmente di stare focalizzata sulla tristezza che sente lì nello sterno e che la schiaccia come uno scudo
• durante il secondo giro, Nicole piange, ma mi dice di stare meglio e più liberata, e che la sensazioni di tristezza e oppressione sono scemate a 3
• le chiedo alla fine “Ora cosa attira la tua attenzione? Una sensazione, un pensiero, un emozione, un ricordo…?”

• Nicole mi dice che si sente in colpa perché lo scudo è triste. Le chiedo come si palesa questo senso di colpa e lei mi dice di non percepire altre sensazioni fisiche diverse dallo schiacciamento, ma è come se sentisse che ci sono dei pensieri in testa, che non riesce a focalizzare. Le chiedo se i pensieri sono fatti di immagini o di parole, e di dice che sono parole.
• le chiedo quindi di fare un bel respiro, di massaggiare le dita e di chiedersi: “Se lo scudo potesse parlare, cosa direbbe?”
• lei dapprima dice ripetutamente di non saperlo, e quindi facciamo un giro di EFT con preparazione: ”Anche se non riesco a capire cosa lo scudo mi vuole dire, mi apro alla possibilità che questo cambi”, seguita da un giro di EFT con le frasi “Vorrei sapere cosa lo scudo ha da dirmi, ma per ora non lo so”, “Mi apro alla possibilità di permettere allo scudo di comunicare con me”, “Sono disposta ad ascoltare ciò che lo scudo ha da dirmi”.
• Finito il giro le chiedo nuovamente: “Se lo scudo potesse parlare che cosa direbbe?” Nicole risponde: “Che se non vado a scuola, mia madre è triste, ed è colpa mia che lei è triste!”

Passo allora alla “strategia del lasciar andare” e Intention-based Energy Process (IEP) per il senso di colpa unita allo stile evocativo perché voglio provare a scovare qual è il conflitto in atto:

• preparazione: “Anche se mi sento in colpa perché penso di essere io a rendere mia
madre triste se non vado a scuola, mi amo e mi accetto completamente e
profondamente”
• giri di EFT e IEP con frasi: “Libero l’energia trattenuta in questo senso di colpa”, “Lascio andare tutto ciò che crea e mantiene questo senso di colpa”, “Accolgo questo senso di colpa e lascio andare tutti gli attaccamenti a esso”, “Libero l’energia trattenuta in questo senso di colpa”, “Ripristino il corretto flusso di energia in questo scudo che schiaccia”
• le chiedo che cosa attira la sua attenzione in questo momento, e mi dice che lei ha realizzato che non vuole andare a scuola, ma vuole andare a lavorare!


Ecco scovato il conflitto che crea il senso di colpa che causa lo scudo triste e opprimente! E da qui ripartiremo la prossima sessione. Chiedo a Nicole di rivalutare sia l’agevolezza del respiro (mi dice 8) sia lo schiacciamento al petto (che è sceso a 2).

- intanto, faccio fare a Nicole l’armonizzazione: “Armonizzo tutti i miei sistemi a queste nuove consapevolezze”, da ripetere tre volte focalizzando sulle consapevolezze raggiunte (Se non vado a scuola mia madre è triste ed è colpa mia / Non voglio andare a scuola, ma voglio lavorare)

- poi, come auto-aiuto fino al nostro prossimo incontro le dico di massaggiare le dita oppure i punti che si ricorda (che siano variati e in qualunque ordine preferisce) ogni volta che sente oppressione allo sterno (e limitazione del respiro), oppure tristezza, oppure senso di colpa, e di farlo finché le sensazioni di affievoliscono.


SESSIONE 3 - ”Devi stare zitta!” (20 aprile 2024)

Non appena vedo Nicole, lei subito mi dice che la pressione al petto è scesa a 1 (“ne è rimasta poca poca, ma c’è”) e non è riaumentata (come lei temeva), grazie ai massaggi e tamburellamenti che ha svolto. Ottimo!

Mi riferisce anche che ogni volta che lei e sua mamma parlano di scuola, si litiga perché vorrebbe dirle che “non vuole andare a scuola, non vuole scegliere un’altra scuola, non vuole fare un altro esame di ammissione, vuole solo cercare un apprendistato.”

“Non riesco a dirlo! Non riesco a pronunciare quelle parole! Mi blocco e poi divento rigida e scontrosa, e così litighiamo!”

Parto con lo stile evocativo e picchiettamento continuo per “far uscire di tutto e di più”, immagini, convinzioni, ricordi, fantasia, e poi lavorarle. Le dico quindi mentre picchietta di “dare voce liberamente” a qualsiasi cosa arriva.

• Preparazione: “Anche se mi sento bloccata e non riesco a dire a mia madre che voglio lavorare e non andare a scuola, tutto questo può cambiare e il cambiamento inizia da me.”
• Durante i giri, la aiuto con “inizi di frase” che lei completa.
“Questo blocco è come…uno schiaffo.”
“Questo schiaffo lo ricevo…sulla bocca.”
“Ricevo uno schiaffo sulla bocca perché … devo stare zitta.”
“La persona che mi dice che devo stare zitta è…mia mamma.”
“Devo stare zitta perché …devo ascoltare i genitori”
“Si devono ascoltare i genitori perché …sanno cosa è meglio per te.”

Decido allora di lavorare con EFT-i sulle credenze, con strategia Panta Rei partendo proprio dalla convinzione appena espressa.

• Chiedo a Nicole di dire ad alta voce la credenza e di sentire quanto per lei è vera da 0 a 10, dove 0 è totalmente falso e 10 totalmente vera: lei dice che la sente vera 6.
• Preparazione su punto Karate: “Anche se ho questa credenza, tutto questo può cambiare e il cambiamento inizia da me.”
• Facciamo due giri di EFT-i sulla credenza con le frasi: “I genitori sanno cosa è meglio per i figli”, “I figli devono stare zitti e ascoltare i genitori”, “Devo stare zitta ed è come uno schiaffo sulla bocca”, “I figli non possono parlare, devono solo ascoltare”, “I figli devono ubbidire ai genitori senza discutere”, “L’opinione dei figli non conta”, “L’opinione dei genitori è più importante di quella dei figli“, “I genitori hanno il diritto di decidere per i figli”, “I figli non possono disubbidire”, “Se i figli disobbediscono, fanno soffrire i genitori”
• Noto subito che l’ultima frase fa reagire Nicole, che si mette a tossire, quindi le chiedo: “Cosa ti arriva che è collegato a questa credenza che se i figli disobbediscono fanno soffrire i genitori? Un’immagine? Un ricordo? Una sensazione? Una situazione?”
• “Quanto la senti vera questa credenza?” (valutazione 7)
• Nicole riferisce di un ricordo d’infanzia…

Procedo quindi con la tecnica del racconto.

• si tratta di un ricordo legato ad una vacanza al mare, quando Nicole aveva 7 anni
• le chiedo di cominciare a raccontare - al tempo presente - da un momento senza intensità emotiva, e poi di procedere raccontando nel dettaglio l’evento doloroso
• Nicole racconta di una vacanza al mare a Senigallia…parla di una passeggiata serale tranquilla con i genitori e il fratello …poi racconta di aver visto da lontano un lunapark con le giostre … e dice per l’entusiasmo di aver cominciato a correre e di aver attraversato la strada improvvisamente, senza guardare …la madre si è spaventata e l’ha rincorsa, è inciampata, caduta e si è fratturata un ginocchio …l’ambulanza e l’ospedale …
• Ecco i dettagli che hanno rivelato un’intensità emotiva particolare e che sono stati elaborati (con i loro rispettivi aspetti sensoriali, emotivi e mentali) con dei giri di EFT (preparazioni “…mi comprendo, mi perdono e mi voglio bene”)
◦ la vista delle giostre che si muovono
◦ la voce della madre che la chiama
◦ la vista della madre a terra
◦ lo sguardo spaventato del padre
◦ la frase detta dal fratello che la accusava di aver fatto male alla madre
◦ il suono dell’ambulanza che arriva
◦ l’odore dell’ospedale
◦ una sensazione di vertigine e di nausea legata alla sala d’aspetto dell’ospedale
◦ la voce preoccupata del padre che parlava con il medico
◦ la frase detta dal fratello che la rimproverava per aver rovinato la vacanza
◦ la sensazione della mano della mamma nei suoi capelli quando è andata ad abbracciarla
• Chiedo a questo punto a Nicole di valutare quanto sente vere le due credenze: “Se i figli disobbediscono fanno soffrire i genitori” (valutazione 0) e “Si devono ascoltare i genitori perché loro sanno cosa è meglio per te.” (valutazione 3).

Controllo anche il livello dell’oppressione al petto e del senso di colpa: Nicole mi dice che non si sente più in colpa, ma che la pressione al petto non è del tutto scomparsa , “c’è ancora un pelino, diciamo 0.5”.

Concludo la seduta con l’armonizzazione: “Armonizzo tutti i miei sistemi ai cambiamenti in corso” da ripetere tre volte focalizzando sulle convinzioni elaborate e cambiate.

Esercizio per la prossima volta: massaggiare le dita oppure tamburellare i punti focalizzando la convinzione “Si devono ascoltare i genitori perché loro sanno cosa è meglio per te,” con l’obiettivo di portarla a zero tamburellando anche su pensieri, sensazioni, immagini che affiorano.

 
SESSIONE 4 - ”Impossibile!” (27 aprile 2024)

Quando cominciamo la seduta, Nicole è molto preoccupata. Sa che deve parlare con sua madre e dirle che non vuole più andare a scuola, ma trovare un apprendistato. Mi dice che non trova il coraggio di affrontare l’argomento, e quindi passa tutto il tempo in camera sua, a costo di saltare i pasti. La cosa la rende nervosa, al punto da crearle insonnia, oppure fa brutti sogni.

Decido, innanzitutto, di sdrammatizzare con dei giri di PET:
• “Anche se non dormirò mai più perché non so come parlare a mia madre…”
• “Anche se resterò per sempre chiusa in camera mia pur di non parlare a mia madre…
• “Anche se sarò tormentata da incubi ogni notte …
• “Anche se dovrò digiunare a lungo pur di non incrociare mia madre in cucina…
• “Anche se potrei non parlare mai più con mia madre…”

Pur avendo decisamente cambiato umore, Nicole esprime il suo disappunto verso sua madre: a proposito della convinzione “Si devono ascoltare i genitori perché loro sanno cosa è meglio per te” (sulla quale ha lavorato , ma che è “scesa solo a 2!”), afferma di non avere nessuna intenzione di ascoltare sua madre, perché “è impossibile comunicare con lei, che pensa di avere sempre ragione, è inutile!”

Procedo quindi con dei giri di EFT-i, usando la strategia della responsabilità:

• “Anche se preferisco accusare mia madre, piuttosto che affrontare l’argomento con lei..”
• “Anche se preferisco pensare che è impossibile parlare con mia madre, invece di prendermi al responsabilità della mia vita …”
• “Anche se non so come cambiare questa situazione di incomunicabilità con mia madre…”
• “Anche se non so cosa fare per cambiare la mia parte dell’equazione …
• “Anche se non so come cambiare in me ciò che contribuisce a creare il problema di comunicazione con mia madre …
• “Anche se non so come cambiare questa percezione che è tutto inutile con mia madre

A questo punto Nicole riferisce una maggiore disponibilità ed apertura ad affrontare la questione con sua madre, anche se afferma che la convinzione sopracitata non è ancora a zero: dice che c’è “ancora qualcosa” che la disturba, e lo quantifica con un 1 che “rimane lì a rompere le scatole”.

In seguito - poiché è evidente che Nicole desidera un cambiamento, ma al contempo lo teme - le propongo di usare “la tecnica della doppia bolla” e la tecnica della polarità” (con picchiettamento continuo):

• Le faccio scrivere su un foglio le seguenti frasi da completare
“Io voglio davvero cercare un apprendistato perché ….” (vantaggi)
“Ho molta paura di cercare un apprendistato perché …” (svantaggi)
• Per trovare i vantaggi e gli svantaggi del “cercare l’apprendistato”, partiamo con la preparazione “Anche se sono indecisa fra apprendistato e scuola, tutto questo può cambiare e il cambiamento inizia da me.”
• Passiamo alle sequenze di EFT, e vengono enunciati i vantaggi e gli svantaggi, da scrivere poi nelle frasi sul foglio

• Svolgiamo poi svariati giri di EFT: “Anche se vorrei cercare un apprendistato perché …non voglio cercarlo perché …

• Ecco i perché più significativi che abbiamo picchiettato:

1. Nicole vuole cercare un apprendistato perché …desidera guadagnare ed essere indipendente economicamente al più presto / …perché è stufa dell’ambiente scolastico e pensa che l’ambiente lavorativo possa essere più stimolante /
2. Nicole ha paura di cercare un apprendistato perché il mondo del lavoro le fa paura, teme che nessuno la assumerebbe, teme di non valere abbastanza per essere assunta, se nessuno la assumesse vorrebbe dire che non vale niente / …perché non vuole deludere i suoi genitori …

• Chiedo a Nicole come si sente all’idea di affrontare la questione con sua madre, e mi risponde di essere tranquilla e di sentirsi in grado di parlarle. La convinzione “Si devono ascoltare i genitori perché loro sanno cosa è meglio per te” è arrivata a 0.

Concludo la seduta con l’armonizzazione: “Armonizzo tutti i miei sistemi ai cambiamenti in corso” da ripetere tre volte focalizzando sulle percezioni elaborate e cambiate.

Esercizio per la prossima volta: fare CAS-SET

1. Spiego a Nicole il concetto del “cassetto”: si tratta, nell’immaginario, di avere un cassetto nella zona della nuca, nel quale viene depositato il simbolo (l’immagine) del problema da risolvere oppure dell’obiettivo che si vuole raggiungere. Riempire il cassetto, equivale ad esprimere una richiesta e un’intenzione, e da quel momento l’inconscio sa che, ogni volta che si svolge SET o EFT-i, deve “lavorare” su ciò che quel simbolo rappresenta.
2. Guido Nicole a configurare il cassetto. È importante sfruttare le submodalità, per far sì che il cassetto sia il più possibile realistico. Quindi bisogna vedere il cassetto (la forma, il colore, il materiale, lo stile, la manopola…), avvertire il movimento e il rumore del cassetto che si apre e che si chiude, percepire le sensazioni tattili e gli odori di questo cassetto. Il cassetto di Nicole è nero laccato lucido, con manopola rotonda dorata, di stile moderno.
3. Chiedo a Nicole di scegliere un’immagine oppure un simbolo da inserire nel cassetto con l’intenzione “Tutto ciò che metto nel cassetto, voglio che sia risolto o realizzato”. Nicole dice che vuole lavorare sull’obiettivo di parlare serenamente con sua madre, e come simbolo sceglie il sorriso della mamma.
4. Chiedo a Nicole di lavorare per cinque giorni con SET e CAS-SET, prima di parlare con la mamma.

SESSIONE 5 - ”E se non ce la faccio?” (4 maggio 2024)

Innanzitutto, mi informo di come è andato il lavoro con CAS-SET e Nicole mi dice di essersi divertita molto a svolgere questo compito, che ha trovato molto più divertente degli altri esercizi che le avevo assegnato: anche se non sempre si ricordava di inserire il simbolo nel cassetto, notava che quando apriva il cassetto il sorriso della mamma diventava come più grande e luminoso.

In seguito, chiedo a Nicole se ha affrontato il colloquio con sua madre e come è andata. Mi racconta di aver parlato a sua madre, che quest’ultima ha ascoltato le sue ragioni e che non si è arrabbiata, né l’ha rimproverata. Tuttavia, la mamma è restata in silenzio per tutto il tempo e anche per tutta la giornata seguente. Non si è trattato di un silenzio punitivo, la mamma sembrava tranquilla e non faceva il “muso”: malgrado ciò, Nicole percepiva una certa distanza fra lei e la mamma, e questo la fa stare male. Ciò che è sembrato strano a Nicole è stato soprattutto il fatto che sua mamma non le “stesse addosso” con domande assillanti: sembrava quasi disinteressata alla cosa. Una reazione inaspettata e molto diversa dal normale comportamento della madre, che ha spiazzato Nicole e che l’ha lasciata molto perplessa.

Decido di partire con lo stile evocativo, buttando delle esche ed osservando le reazioni di Nicole:

• “Anche se il silenzio di mia mamma mi sembra strano e mi fa stare male, mi accetto e mi voglio bene lo stesso.”
• Sequenze: “È strano che mia mamma non mi faccia domande” / “Non capisco perché si comporta così” / “Di solito non è così distaccata” / “Sembra quasi che non le importa di me” / “Oppure pensa che deve lasciarmi in pace” / “Magari si fida di me e mi lascia fare” / “Oppure sta pensando sul da farsi” / “Chissà se pensa male di me” / “Penserà che sono un caso perso?” / “Però sembra tranquilla” / “Anche lei avrà bisogno di tempo per abituarsi all’idea” / “ Non gliene frega niente proprio” / “Vorrei che reagisse come al solito”

Siccome Nicole reagisce (con espressioni facciali e occhi lucidi) a “Sembra quasi che non le importa di me” e “ Non gliene frega niente proprio”, decido di includere un po’ di PET per sdrammatizzare:

• “Proprio perché a mia madre sembra non fregare più niente di me, almeno non devo rispondere più a mille domande”
• “Visto che non devo rispondere più alle domande di mia mamma, avrò più tempo per cercare un apprendistato” / “È meglio che cerco subito un apprendistato, così avrò qualche soldino da parte in caso mia madre smetta di nutrirmi e accudirmi” / “Chissà, forse, mia mamma non mi parlerà mai più, e potrò godermi il sacro silenzio” / “Non la riconosco più: siamo sicuri che sia ancora lei?” / “La distanza fra noi due è ormai incolmabile” / “In caso debba comunicare con lei, posso sempre provare via chat, e se ricomincia con le domande, la blocco”

Chiedo ora a Nicole che cosa emerge in lei – in termini di pensieri, emozioni e sensazioni - rispetto ai giri fatti fin’ora. Nicole mi dice di avere un timore (una fantasia, in realtà) relativa al fatto di non farcela a trovare un apprendistato senza il sostegno di sua mamma. Le chiedo quanto sente questo essere vero, e mi dice 7. Lavoriamo quindi con alcuni giri di EFT-i su questa fantasia, e alla fine del terzo giro Nicole riporta una valutazione pari a 4.

Passo poi a EFT-i generativa, e vado a “caccia “ di fanalini di coda (pensieri o convinzioni limitanti da “smantellare): chiedo a Nicole di ripetere le frasi e di fare caso al “commento interno” oppure alle “reazioni corporee” che potrebbero palesarsi.

- “Anche se temo di non farcela a trovare un apprendistato senza il sostegno di mia mamma,
io ho tutte le risorse per riuscire”
- “Scelgo di vedere il silenzio di mia mamma da un punto di vista diverso”
- “Sono in grado / merito di trovare un apprendistato”
- “Sono pronta ad entrare nel mondo del lavoro”
- “Sono capace di arrangiarmi da sola”

Ecco ciò che emerge, dopo aver chiesto a Nicole “A che cosa hai reagito maggiormente?” Quale frase ti ha colpito di più?”.

Nicole riporta di aver reagito in modo specifico alle ultime due frasi con dei commento interni negativi. Nello specifico, l’affermazione “Sono pronta ad entrare nel mondo del lavoro”
è stata accompagnata dal commento “Sono troppo giovane”; l’affermazione “Sono capace di arrangiarmi da sola” è stata seguita dal commento “Sei piccola, mica ti arrangi”. La questione dell’età, in quanto fattore invalidante, sembra essere centrale.

Chiedo innanzitutto a Nicole quanto sente vero che “è troppo giovane per arrangiarsi e lavorare”, e mi riferisce un 6. Lavoriamo quindi un po’ direttamente con EFT-i su questa convinzione, la cui veridicità cala velocemente a 4.

In seguito chiedo a Nicole quando è stata la prima volta che ha sentito questa affermazione e chi l’ha detta: Nicole dice che è un’affermazione espressa da sua nonna, quando l’aveva sentita sminuire suo zio che – allora ventiduenne – era stato licenziato ripetutamente a causa di errori dovuti alla sua inesperienza e giovinezza.

Chiedo a Nicole che cosa la colpisce di più di quel ricordo, e mi dice che ricorda l’espressione umiliata e mortificata degli occhi di suo zio, peggiorata dallo scuotere della testa disapprovante del nonno. Lavoriamo quindi con dei giri di EFT-i specificatamente su questo. In seguito, emerge un particolare odore che era presente nella stanza di quell’evento, su cui ovviamente facciamo dei giri di EFT-i. Infine, Nicole ricorda anche il crepitio del fuoco acceso, a cui dedichiamo altri giri di EFT-i. A questo punto, Nicole dice di aver portato a 2 la veridicità di “essere troppo giovane per arrangiarsi e per lavorare”.

Le faccio fare due giri sulle forme pensiero: “Anche se nel mio campo energetico ci sono forme pensiero che alimentano la convinzione di essere troppo giovane per arrangiarmi e per lavorare, lascio andare qualsiasi attaccamento a queste forme pensiero.” Dopo le sequenze, mi dice di essere a 0.

Rivalutiamo anche la fantasia di non farcela a trovare un apprendistato senza l’aiuto di sua mamma, e mi dice di averla portata a 2. Aggiunge anche di aver capito, però, che forse il silenzio e il distacco di sua mamma, sono utili per dare a lei il tempo e lo spazio al fine di potersi un po’ arrangiare. A questo punto le chiedo: “Qual è la prima cosa che devi fare tu per cercare un apprendistato?”

Nicole prende il telefonino e va al sito Orientamento.ch, sotto al voce “posti di apprendistato”.
E poi – le chiedo - cosa devi fare? “Ovvio: aggiornare il mio curriculum vitae!”

Concludo la seduta con l’armonizzazione: “Armonizzo tutti i miei sistemi a queste nuove consapevolezze.”

Il mio lavoro con Nicole è finito: ora tocca a lei!

 
CONCLUSIONI / FOLLOW-UP - ”Ma guarda un po’ chi c’è!” (18 maggio 2024)

Siamo partiti da una Nicole bloccata e demotivata rispetto alla scuola e appesantita dai sensi di colpa e dalla paura di deludere la mamma, e siamo giunti ad una Nicole che desidera trovare un apprendistato e che è in grado di comunicare i suoi desideri a sua madre.

Ho sentito Nicole che mi ha raccontato di essere andata dall’orientatore professionale e di aver ristretto il campo al settore commerciale: mi ha riferito di aver utilizzato SET per aiutarla nella scelta e capire che tipo di lavoro vuole fare. Ha addirittura usato il massaggio alle dita mentre rispondeva alle domande dell’orientatore, e mentre svolgeva il test attitudinale.

La sua mamma le ha preso l’appuntamento e l’ha accompagnata dall’orientatore, ma poi è rimasta in sala d’attesa durante il colloquio. “Posso ben far qualcosa da sola!” dice ridendo.

Ora, sta guardando tutti gli annunci e sta organizzando uno stage in un ufficio. Il suo curriculum vitae è aggiornato, ma deve ancora preparare le lettere di motivazione.

Dice di non essere troppo giovane per lavorare, ma che le fa tanto piacere se sua mamma “l’aiuta un po’”, anche se “certo, potrebbe benissimo arrangiarsi da sola”.

Ma guarda un po’ chi c’è: la nuova Nicole.


Iulia Vassalli
Umana Mente
Insegnante, coach e ipnotista
Operatrice EFT-i Master 
Lugano, Svizzera
iulia.vassalli@gmail.com
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